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L’importanza di una defibrillazione precoce

L’importanza di una defibrillazione precoce

by Davide Roscelli

Posted on Aprile 26, 2016 at 11:25 AM

BLS è una sigla che deriva dall’inglese Basic Life Support in italiano può essere tradotta in sostegno di base delle funzioni vitali. Il BLS consiste nelle manovre più semplici della rianimazione cardiopolmonare (RCP), che non prevedono l’utilizzo di attrezzature sanitarie né di farmaci e che tutti possono imparare, potendo così prestare soccorso nel caso si verifichi un’improvvisa cessazione dell’attività del cuore o dei polmoni.

La cessazione improvvisa ed inaspettata della funzione cardiaca è un evento denominato “morte cardiaca improvvisa”, che uccide ogni anno una persona su mille: è una situazione drammatica che, come un fulmine a ciel sereno, può colpire soggetti apparentemente in buona salute (o che non sanno di essere malati), spesso senza alcun segno premonitore.

Nella maggior parte dei casi è causata da una malattia delle coronarie, i vasi che riforniscono il cuore di sangue ossigenato. In questi casi è di importanza vitale che vi sia un intervento rapido ed appropriato, in quanto l’arresto della funzione del cuore (e di conseguenza dei polmoni) non sempre equivale necessariamente alla morte. Infatti il cuore si può fermare come conseguenza naturale di molte malattie in un organismo che ha perso definitivamente ogni possibilità di sopravvivenza; la morte cardiaca improvvisa, che uccide ogni anno una persona su mille, spesso colpisce invece un cuore che può tornare in attività ed un organismo che può essere ancora vitale, a patto che si intervenga rapidamente ed in modo appropriato. Se il cuore ed i polmoni si fermano, cessa il rifornimento di sangue ed ossigeno a tutto il corpo. Tutti gli organi subiscono gravi conseguenze per la mancanza di ossigeno, ma quello che viene danneggiato maggiormente e nel tempo più breve è il cervello.

Già dopo 8-10 minuti di assenza di circolazione il cervello subisce danni che non gli permettono più di tornare a funzionare normalmente, anche se riusciamo a far riprendere al cuore la sua attività. Malgrado gli altri organi possano tollerare l’assenza di circolazione e di ossigenazione per tempi più lunghi, è durante questi primi minuti che bisogna intervenire se vogliamo che riprenda a vivere anche il cervello con tutte le sue funzioni. Se ciò non avviene, la vittima dell’arresto cardiaco morirà o sopravvivrà con lesioni cerebrali tali da provocare disturbi dei movimenti o della parola o delle capacità cognitive; in alcuni casi è possibile che persista una condizione di vita vegetativa, cioè priva di capacità di relazione. In questi primi 10 minuti, è fondamentale che chi è presente al momento dell’arresto cardiaco intervenga rapidamente praticando il BLS, che per mezzo di due manovre principali (il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale), riesce a fornire dall’esterno l’ossigeno in grado di mantenere vitale il cervello.

catena

Il BLS da solo non riesce di solito a far ritornare la circolazione e la respirazione spontanea, ma permette di guadagnare tempo nell’attesa dell’arrivo di soccorsi qualificati che possono agire con più efficacia sulla causa dell’evento. La successione di questi passi del soccorso costituisce la cosiddetta catena della sopravvivenza, che consiste in una serie di interventi coordinati che devono essere attuati quanto più rapidamente possibile: è stata scelta l’immagine della catena perché ogni intervento è strettamente legato all’altro e l’efficacia del soccorso dipende dalla corretta successione delle varie attività d e dalla loro esecuzione corretta.

 

Chiunque si trovi ad essere testimone di un arresto cardiaco può attivare i primi due anelli: il suo compito consiste nel dare l’allarme al sistema di emergenza sanitaria 112 e nell’eseguire le procedure del BLS. I successivi due anelli rappresentano il compito del personale dell’emergenza sanitaria che interviene con attrezzature e tecniche specialistiche, o per quanto riguarda il terzo anello, defibrillazione precoce, anche di persone non necessariamente facenti parte del sistema di emergenza sanitaria, ma dotate di defibrillatore semiautomatico (DAE) e addestrate ad usarlo.

Ogni minuto che passa dall’inizio dell’arresto cardiaco, infatti, fa scendere del 10% circa la probabilità di successo della scarica elettrica data col defibrillatore. Dopo 5 minuti le possibilità di ripresa sono già scese al 50%, dopo 8 minuti al 20%. Se il defibrillatore non è immediatamente disponibile si possono guadagnare minuti preziosi iniziando prontamente la RCP.

La defibrillazione è perciò una manovra salvavita che deve essere effettuata al più presto. Ciò è possibile,come si diceva, anche per soccorritori non sanitari (non è necessario essere medici o infermieri). Infatti i defibrillatori semiautomatici (DAE), “intelligenti”, rendono tale manovra facile perchè analizzano automaticamente il ritmo cardiaco e stabiliscono anche l’opportunità di una scarica.

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